Un blog per vendere all'estero

Vendere all'estero è una grande opportunità per le aziende italiane, tutte, specie quelle artigianali, piccole e medie.
In questo blog lavoreremo insieme per trovare la strada migliore e avere successo con facilità.

Tra vent’anni sarai più deluso delle cose che non hai fatto che di quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna

Mark Twain.


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sabato 29 settembre 2012

La strada per vincere la sfida della crisi





Costruire una rete di imprese per andare all'estero 
è un passaggio fondamentale per la PMI oggi, per ridurre l'investimento e aumentare l'efficacia.
Il suggerimento è seguire questi 7,5 punti essenziali della strategia per esportare: clicca per leggere.

E dedica qualche minuto per ascoltare che cosa consiglia il patron di Technogym per tornare al successo.




In questa intervista, realizzata da Stefano Barisoni a focus Economia (Radio24) venerdì 28 settembre 2012, Nerio Alessandri spiega la strada che gli imprenditori italiani devono seguire per uscire dalla crisi, come e dove esportare


Vale i 5 minuti che vi chiede di investire. Clicca qui sotto per ascoltare.





venerdì 7 settembre 2012

6 errori da non commettere per il successo della vostra PMI






Battere gli errori degli imprenditori: il punto di vista di Alexia Sasson




Alexia Sasson nata a Roma. Lavoro nel settore alberghiero nel marketing,coach,curiosa di nuove strategie e professionista certificata in PNL per passione



Vi capita mai di scambiare opinioni e punti di vista circa il settore lavorativo in genere?
Io, che sono una curiosa per natura, l'ho fatto per voi rivolgendomi ad un commerciante imprenditore del centro di Roma.
Che cosa differenzia un bravo imprenditore da uno mediocre, e qual'e' il modus operandi migliore che genera risultati positivi?
Nel mio colloquio con un amico commerciante e' emerso che gli errori più diffusi sono i seguenti:

1) evitare di occuparsi [ e preoccuparsi, aggiungerei io] della formazione del personale.
Se si vuole far la differenza e' fondamentale essere aggiornati e all'avanguardia.
Come hanno dimostrato alcun ricerche sulla cibernetica, l'individuo più forte in un gruppo e' sempre il più flessibile: più modi di vedere le cose si hanno e maggiore sarà la scelta e quindi una maggiore possibilità di controllare l'esito di ogni situazione.

2) abbassare il mark up credendo di guadagnare quote di mercato senza pensare che il servizio svolto ha un costo , e che nel tempo dovrà' comunque essere garantito. Comprereste voi un oggetto che se si rompe dopo l'acquisto non potete restituirlo ne' essere rimborsati? No, ovviamente.

3) pensare troppo spesso al solo aspetto finanziario e non al lato patrimoniale: ergo la guerra dei prezzi. Se vendo un prodotto sottocosto, che senso ha quello che sto facendo? Non sto fidelizzando i clienti , ma solo cannibalizzando in stile Wal -Mart il mercato.

4) lo stato equipara spesso le piccole e medie imprese alle grandi per ciò che riguarda gli obblighi normativi: perché i piccoli imprenditori non si coalizzano e fanno team al fine di generare una voce univoca che li tuteli piuttosto che farsi la guerra?

5) sovraesposizione bancaria: la banca decide di bloccare i finanziamenti e l'azienda crolla poiché' "paralizzata" .Ogni sana azienda dovrebbe avere un suo "gruzzoletto" per poter affrontare anche i momenti più bui che purtroppo capitano.

6) accentrare il lavoro su di sé e non delegare: i leader creano leader, insegnano come replicare le proprie vittorie . Gli accentratori appena distolgono la loro attenzione l'azienda crolla, poiché incapace di reggersi sulle proprie gambe.

Spero che questo post possa far riflettere e generare nuove soluzioni : insieme possiamo arricchirci delle  esperienze degli altri per non ripetere gli errori già fatti da altri. 

mercoledì 5 settembre 2012

I limiti delle PMI in Italia: come superarli





Battere gli errori degli imprenditori: il punto di vista di Luca Pagni



Luca Pagni giornalista di Repubblica, autore del blog Piccole Grandi Imprese è il primo degli autori che ci guidano dentro il mondo degli errori che un imprenditore non deve commettere per avere successo.
Premesso che sono più un "raccontatore" di storie di imprenditori che un analista di dati, un “cantastorie” piuttosto che un consulente societario, ammetto che non mi riesce difficile individuare limiti, difetti e lacune delle Pmi italiane.
Il limite delle dimensioni. "Piccolo non è bello, piccolo è solo piccolo". Per anni, l’ex amministratore delegato di Unicredit e ora presidente di Mps ha girato l’Italia dei convegni spiegando come la favola tutta italiana della piccola e media impresa che conquista i mercati fosse ormai al capolinea. In un mondo che si è allargato, le dimensioni contano eccome. Così come conta essere presenti su più mercati contemporaneamente. E che il piccolo finirà, inevitabilmente, per essere mangiato dal grande. O è destinato a soccombere. Per dirla in altri termini: oggi o una impresa ha come riferimento almeno il mercato europeo (come hanno saputo fare bene i tedeschi) oppure non è.
Il limite delle alleanze. Ma per crescere bisogna fare acquisizioni, meglio ancora, fare massa mettendo insieme coloro che fino al giorno prima si facevano la guerra per le quote del mercato interno. Ma non c’è nulla da fare: l’imprenditore medio italiano ha l’idiosincrasia alle aggregazioni tra pari. Piuttosto vende e si ritira, se non peggio. Mi è capitato di scrivere del distretto comasco della seta, messo in crisi dai prodotti cinesi. Le imprese sono rimaste a carattere familiare, quasi nessuna si è affidata a manager, non c’è stato verso di fondere le società migliori.
Il limite degli investimenti. Per crescere bisogna investire. Ma in questo campo, è noto, siano in fondo alle classiche europee. Tanto per dire: con l’ultimo scudo fiscale del "fiscalista" Tremonti solo il 5 per cento dei fondi riportato in patria sono stati investiti nelle imprese. Ma l’investimento è anche in risorse umane. Per cui si resta sempre molto perplessi quando imprenditori anche di successo non si rendono conto che l’azienda affidata a dirigenti esterni è salutare se i figli o le seconde generazioni non sono all’altezza.
Il limite della squadra. Anche qui nulla di nuovo. Le Pmi italiane preferiscono muoversi come lupi solitari. Non si fidano delle strutture pubbliche. E solo di recente hanno capito l’importanza di istituzioni come la Sace. Così finisce che nelle missioni ufficiali del governo si formano contratti solo per i grandi gruppi, magari quelli controllati da Tesoro.
Il Limite della finanza. Questo lo posso raccontare bene, perché mi è stato raccontato da un banchiere che si sta occupando proprio di "irrobustire" le Pmi. Gli imprenditori si scordino delle banche come partner finanziari per la crescita nei prossimi anni. Anche per il dopo recessione. Le nuove regole restringono il campo d’azione delle banche, così come i coefficienti di patrimonializzazione,. E le "storture" di Basilea III faranno il resto. I nuovi partner non potranno che essere private equity, venture capital per chi muove i primi passi, fondi pensione e fondi sovrani. I denari bisognerà chiederli a chi ce li ha.
Il limite del record. Mi si dirà: ma le imprese del nord-est, dei distretti, delle eccellenze hanno ripreso ad esportare, si muovo come se non meglio dei concorrenti tedeschi. Vero per le eccellenze. Ma le altre?

lunedì 3 settembre 2012

Evitare gli errori tipici dell'imprenditore





Che cosa vuol dire essere bravi imprenditori? Come battere la crisi? Come superare le difficoltà? Che cosa fare e che errori evitare per riconquistare il successo? Nessun segreto? La condivisione di esperienze può aiutare?
Se esistesse una formula magica e io la possedessi, o meglio molti ne fossero al corrente, probabilmente lo spread sarebbe inferiore ai dieci punti!  Certamente bisogna cambiare qualche cosa se è vero che solo chi sa guardare alla propria situazione con occhi differenti riesce ad avere successo, come testimoniano anche questi articoli: la riflessione, molto intelligente, di Dario di Vico sulla crisi dei commercianti e i dati relativi all’export delle PMI, che segnano la strada per uscire dalla crisi, pubblicati da Istat in agosto, e che trovate qui.
Si può ragionare insieme specie per difetto: questo perché la mente umana tende a escogitare con più facilità idee negative. Possiamo sfruttare questa caratteristica al meglio iniziando ad elencare ciò che di peggio ci può succedere per poi individuarne l’esatto opposto.
Per questo e per segnalare ciò che nella pratica è stato sperimentato come un assist al fallimento, ho chiesto a un nutrito numero di persone delle quali ho molta fiducia di raccontarmi la loro esperienza diretta, di consulenti o imprenditori, e aiutami ad elencare quali sono i peggiori errori che un capitano d’impresa potrebbe fare –o fa o ha fatto- per danneggiare la sua azienda.
L’idea nasce da questo articolo apparso in agosto sul blog Tech Crunch a firma di James Altucher che elenca i 7 fattori per un insuccesso assicurato. Ve li elenco con un mio breve commento prima di lasciare la parola, nei prossimi post, alla galleria di autori che condivideranno con noi le loro storie in merito.

1.   Procrastinare, non prendere decisioni: tutto cambierà, tutto passa, abbiamo sempre fatto così, il nostro mercato è differente… in altre parole il terrore di cambiare, la paura di modificare le proprie abitudini
2.   Zero-tasking: inutile, specie se uomini, inseguire la chimera del multitaskin, fare più cose contemporaneamente. Meglio concentrarsi su una sola e delegare
3.   Perseverare nell’errore: si dice che il successo nasce da una serie di fallimenti dai quali si è appreso. Vero. Ma fallire in questo caso non vuol dire ripetere con costanza il medesimo approccio sperando che il risultato sia diverso. Questa è la definizione di pazzia secondo Chesterton. Provare a considerare punti di vista differenti potrebbe essere la soluzione?
4.   Copiare:  benchmarking è una descrizione nobile ed esotica per dire copiare dalla concorrenza. E se cercassimo di avere una idea originale, magari con l’aiuto di qualcuno?
5.   Scarso networking: il mondo oggi è globale e social: senza una rete di conoscenze non si va da nessuna parte. Soprattutto verso il successo.
6.   Fare di tutto pur di ottenere una risposta positiva: a volte è bene mollare, tirarsi indietro, declinare: è meno doloroso un rifiuto che una vendita fatta con sconti che lasceranno pesanti conseguenze
7.   Giudicare male le persone: non si fa nulla da soli per questo è necessario imparare a giudicare le persone da ciò che fanno e dal valore che apportano.

Buon senso dite? Vero. Ma non vuol dire che il senso buono sia anche comune….