Un blog per vendere all'estero

Vendere all'estero è una grande opportunità per le aziende italiane, tutte, specie quelle artigianali, piccole e medie.
In questo blog lavoreremo insieme per trovare la strada migliore e avere successo con facilità.

“Tra vent’anni sarai più deluso delle cose che non hai fatto che di quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna”

Mark Twain.


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domenica 29 giugno 2014

Andare all'estero trascinati dal brand: l'esperienza di Pitti e quella di Ida DeRosis



Parla del successo di Pitti Uomo il CorSera sabato 28 giugno, con un articolo al momento introvabile sul web a firma F.Fio. (proviamo tutti a cercalo con questa stringa “i segnali positivi registrati al Pitti Uomo, soprattutto sul mercato interno).

Ciò che colpisce non è però l’incremento di proposte e di vendite che si sta registrando quando la sterzata netta da prodotto ad altro.
Così la suggella Agostino Poletto direttore di Pitti Immagine nel testo dell’articolo “Realizzare un ben prodotto, una collezione di successo, non è più sufficiente soprattutto all’estero. Viene richiesta la capacità di creare un vero e proprio life style con una precisa identità di brand in grado di offrire accessori” e molto di più.

Per questo Poletto informa che Pitti ha selezionato 15 aziende del mondo della moda per accompagnarle in questo percorso che rilancia il valore aggiunto della storia, dell’eredità, dello stile che un brand vuole offrire ai suoi clienti, siano essi buyer siano coloro che indosseranno quei capi o accessori per esaltare la propria personalità.


Prendiamo le borse di Ida de Rosis ad esempio: prodotti sofisticati, molto ben realizzati da artigiani marchigiani, pezzi unici. Che devo raccontare una storia, la storia della loro stilista come quella di chi ne farà uso per condividere con il mondo che la circonda la propria sicurezza e la propria personalità.

Come si può fare?

Ve lo racconteremo un po’ alla volta, svelando la strategia che porterà Ida e le sue creazioni a Parigi a settembre.

venerdì 1 giugno 2012

E-commerce e moda: un binomio vincente anche per l'export




L’ecommerce va forte nella moda. Lo spiega bene questo post apparso sul sito Data Manager con dovizia di particolari.
Partiamo per una riflessione da questo estratto dall’articolo citato che mi sembra una ottima piattaforma di lancio:
“Dalla nostra indagine sulla multicanalità emerge un dato particolarmente significativo – commenta Maurizio Alberti, Managing Director, eCircle Italia – la maggior parte degli intervistati (65%) che acquista prodotti moda –abbigliamento, accessori etc … - si comporta in maniera multicanale in tutte le fasi del processo d’acquisto, sfruttando contemporaneamente canali online ed offline. La chiave per il successo delle imprese fashion è l’integrazione dei canali di vendita trasformandoli in strumenti complementari e non concorrenti. In questo modo le aziende saranno in grado di offrire ai consumatori un’esperienza d’acquisto completa, che permetta loro di scegliere in qualsiasi momento il canale preferito spostandosi agevolmente in un ambiente multicanale ricco di stimoli e interazione.”
La moda ha molto da guadagnare dall’uso saggio del web, anche perché questa strada permette di investire cifre molto contenute e al contempo raggiungere un pubblico molto ampio, anche al di là dei confini nazionali. La strategia deve però essere completa ed ampia e considerare tutti i mezzi messi a disposizione dalla rete per attirare clienti sul proprio sito di e-commerce. Aprire un negozio on line infatti non garantisce nulla. L’illusione di aver aperto un vetrina nel quadrilatero della moda viene subito dissolta dal terrore di aver aperto un punto vendita in una zona deserta della peggiore periferia: e nel web non c’è neanche la pedonabilità accidentale ad aumentare la visibilità. Se non organizzo un piano d’azione per attirare traffico sul mio sito di vendita, l’e-shop rimarrà desolatamente vuoto. Ci vuole una sapiente campagna di promozione che affascini gli internauti e li convogli sul nostro sito. E questo non si ottiene solo magnificando i propri prodotti con una pubblicità, per così dire, tradizionale che si limiti a mostrare quanto siamo belli e bravi. La rete ha altre logiche e meccanismi basati sull’approccio Wiki, vale a dire di condivisione dei valori. Che cosa posso condividere della mia esperienza e delle mie conoscenze con la rete per far sì che aumenti costantemente il numero di visitatori, si generi un fenomeno di passaparola virtuoso e di riflesso aumentino  le vendite?
Ne abbiamo parlato a lungo in questo blog illustrando come video, blog, social media (nuovi e vecchi) e informazioni facilitino questo processo.
Il collegamento virtuoso tra e-commerce e strategia web è confermato da questo articolo apparso nella newsletter di AmEx e ricco di dati e statistiche positive, oltre che di esempi da seguire.
Il web è davvero il luogo che permette l’esplosione di nuovi brand e l’affermazione di giovani stilisti.

martedì 17 aprile 2012

La moda, il lusso e i Millennial Affluent

Prossimo post venerdì 20 aprile






“I clienti tra i 18 e i 29 anni costituiscono il segmento a maggiore crescita per i prodotti di lusso. Nel 2011 hanno speso il 31% più dell’anno precedente per acquistare prodotti di lusso, e l’hanno fatto a prezzo pieno”. Comincia così questo interessante articolo di Duke Greenhill fondatore e CEO di Greenhill+Partners, la famosa agenzia per il marketing dei brand di lusso.
Un mercato interessante dunque per gli stilisti italiani, specie quelli emergenti e non molto noti.
Non sembri questa una contraddizione di termini: la tendenza in atto infatti è quella di privilegiare marchi ignoti purché esclusivi. L’esclusività sembra pagare di più perché i nuovi ricchi sono interessati ad affermare la propria personalità proprio scegliendo brand meno noti, così da non apparire trascinati dai grandi marchi. Questo approccio paga se ad esempio il negozio di moda Agua del Carmen di Milano, che ha spostato questa filosofia tempo fa, sta avendo un grande successo proponendosi come promotore di nuovi stilisti capaci di esaltare la personalità di chi li sceglie.
Ciò che differenzia i nuovi millenial affluent rispetto ai precedenti Baby boomers è che sono pronti a pagare qualunque prezzo purché siano dimostrate la qualità, l’originalità  e l’esclusività del prodotto. Esattamente quello che possono offrire gli stilisti italiani. Non basta: è importante capire anche come questi nuovi ricchi desiderano entrare in contatto con i brand: cercano marchi che possano promettere loro di sviluppare la propria personalità, che li coinvolgano in storie e messaggi capaci di mostrare loro un percorso di ricerca di valori guidandoli in questa ricerca, ad esempio attraverso video come abbiamo visto la scorsa volta.
Ci sono anche altri mercati interessanti per i brand di moda italiani: li vedremo insieme la prossima volta.

Si ringrazia Agua del Carmen per la foto del capo

sabato 14 aprile 2012

La moda, il lusso e il mondo digitale

Prossimo post martedì 17 aprile




La moda e il lusso non conoscono crisi. Questo il dato inequivocabile che emerge in un mondo spazzato da venti di recessione. Il mondo dell’esclusività cresce sempre e ovunque nel mondo.
E, permettetemi di lucidare la mia autostima, lo fa usando temi che avevo già presentato su questo blog mesi fa.
Due in particolare quelli a cui vorrei fare cenno oggi, per tornarci poi in un successivo pezzo più avanti.
1)  anche per i beni di lusso, anzi forse ancora di più, il marketing digitale è importante. E deve essere declinato su quattro aree.
a.   Esperienza: necessario creare un mondo digitale che trasmetta l’importanza del bene. Vale davvero la pena comperare da noi?
b.   Esclusività: il prezzo non conta purché ciò che si compra sia davvero esclusivo
c.   Engagement (coinvolgimento): raccontare storie che coinvolgano e facciano venire voglia di vivere in questa comunità di marca
d.   Emozioni: trasmettere emozioni
2)  i video sono importanti in questo senso e possono dare di più se esaltano storie e mostrano la qualità hand made

Dell’importanza dei video e di che cosa dovessero raccontare avevamo già parlato in passato se ricordate.
Vendere moda e lusso è dunque possibile anche oggi.
Chi compera oggi beni di lusso e come? E’ quello che vedremo la prossima volta

la foto è tratta dal catalogo The Velvet Room della stilista Alessandra di Ioia

venerdì 10 febbraio 2012

Sviluppo all'estero via web






Proseguiamo nell’esplorazione dettagliata dei quattro punti chiave sui quali costruire un piano d’azione per il 2012.
1.   affermare la reputazione è stato il primo.
Ora affrontiamo il secondo
2.   iniziare a stabilire contatti con i media del mondo web, non solo in Italia, per ampliare il giro di consapevolezza e la brand awareness che ci permetta di affrontare da una posizione di forza i canali di vendita e di partnership
Come si può fare e soprattutto dove?

Stabilire contatti e attività di PR on line all’estero

1.  Individuare canali web per promuovere
a.       Riviste web
b.       Mamme blogger straniere e siti di alta classe
c.        Fashion blog adeguati
d.       Twitter & Facebook
e.       Web tv
2.  Svolgere attività di promozione sulle pagine e media individuati
3.  Cura delle newsletter, blog, video per la promozione del brand
4.  Contatti con media e giornalisti
5.  Proporre soluzioni concrete nel caso in cui richiedano investimenti (minimi e spesso in merce in omaggio per ottenere recensioni e pubblicità) così da definire insieme le azioni

martedì 17 gennaio 2012

Intervista con Mattia Annese: la pagina aziendale di Facebook

Prossimo post e seconda puntata dell'intervista giovedì 19 gennaio









Mattia Annese è un esperto di web marketing, molto attivo su Twitter dove si presenta con una curiosa icona che ci riporta agli anni sessanta, quelli di Mad Man e Pan Am.

Ha sviluppato una grande esperienza nella creazione e gestione di pagine aziendali su Facebook per cui volendo affrontare questo tema all'interno del percorso di sviluppo della strategia per l'export, mi è sembrato utile cedergli la parola e chiedergli di aiutarci a comprendere di più questo mondo.
Pubblichiamo le sue risposte in due post sequenziali, oggi e giovedì. 
Per conoscerlo meglio, suggerisco di visita il suo interessante blog Zerod10.





A che cosa serve una pagina aziendale su FB?
A comunicare!
Ritengo che la comunicazione rappresenti il cuore del commercio: dal piccolo negozio di periferia, alla grande azienda, tutti i commercianti hanno bisogno di trasmettere la passione per il proprio lavoro al pubblico, e Facebook attraverso le sue “Pagine” permette di fare proprio questo.

Ogni attività commerciale ha (o meglio, dovrebbe avere) un budget indirizzato al marketing e con Facebook questo budget può essere utilizzato al meglio.


Ad esempio: se un’attività decide di pubblicizzarsi attraverso dei volantini, dovrà preventivare di dover investire denaro per la realizzazione grafica, per la stampa, la distribuzione ed infine lo smaltimento. Questi volantini saranno distribuiti ad un campione
di persone a caso, quindi non necessariamente potenziali clienti e l’attività difficilmente riuscirà ad avere un controllo sulla riuscita della campagna in termini di feedback su nuovi potenziali acquirenti.


Investendo lo stesso budget su Facebook, quella stessa attività commerciale riesce a fare una campagna marketing molto mirata riuscendo a selezionare a priori il target del cliente “tipo” potendo valutare e ricercare specifici parametri: ambito territoriale, età, sesso, stato civile, interessi, marchi preferiti ed innumerevoli altri aspetti. Basta solo riuscire ad individuare il giusto “bacino” e comunicare nel modo più appropriato: io mi occupo proprio
di questo.

Che cosa dovrebbe contenere?
A livello di struttura la pagina deve rappresentare l’immagine del professionista più dettagliatamente possibile, tra le altre cose dovrebbe contenere: immagine profilo, informazioni dettagliate (indirizzo, orari, ecc), landing page e molto altro a seconda
dell’impostazione comunicativa e dalle necessità del professionista.


Per quanto riguarda i contenuti, è essenziale che la pagina contenga notizie interessanti per i potenziali clienti, sempre aggiornate, non necessariamente incentrate esclusivamente sulla propria attività commerciale ma in ogni caso notizie utili per il proprio bacino d’utenza. 
Un contenuto interessante premia sempre.


Il lavoro svolto dietro le quinte, nell’organizzazione e nella gestione della pagina, aumenta
in modo proporzionale al crescere dei “likers” (cioè coloro che clickano “Mi Piace” e cominciano a ricevere gli aggiornamenti della pagina nella loro bacheca), quindi è molto importante non sottovalutare l’impegno da dedicare alla Pagina, sopratutto in termini di tempo.
Riassumendo: informazioni, contenuti e aggiungerei coerenza e passione.


Quali sono gli errori più comuni da evitare?


Primo tra tutti, creare la pagina ed invitare i propri amici: non sono interessati al contenuto, accettano per cortesia!


In secondo luogo, pensare che per rendere decorosa la pagina ci sia bisogno di mostrare un alto numero di “likers”. Pochi ma buoni, o meglio, pochi ma interessati e attivi.

Molte Pagine nascono morte, nel senso che una volta lanciate in rete poi non vengono seguite, rimangono contenitori vuoti senza aggiornamenti e contenuti, questo è sicuramente uno degli errori più frequenti.


Purtroppo un errore molto diffuso è l’atteggiamento superficiale di pensare che tutto è gratis, tutto è facile, e che si possano ottenere ottimi risultati impegnandosi poco e impiegando male il tempo e le risorse dedicati!
Esistono regole da seguire per raggiungere buoni risultati, su Facebook come in ogni altro luogo reale o virtuale.


Pianificare prima di agire (dalla struttura della pagina ai contenuti), stanziare un budget, prefissarsi piccoli obiettivi a medio termine, e fare un passo per volta: questi sono i punti chiave per non fallire su Facebook.